di Matteo Solari *

“Il Rock non eliminerà i tuoi problemi.

Ma ti permetterà di ballarci sopra”

Pete Townshend

Due volti del narcisismo
Intorno agli anni 70, negli Stati Uniti, nasce un grande dibattito
psicoanalitico attorno a due teorie che provano ad interpretare la
personalità narcisistica. Da una parte abbiamo Heinz Kohut, proveniente
da Chicago, padre fondatore della psicologia del Sé; dall’altra abbiamo
Otto Kernberg, stabile a New York, che integra i modelli pulsionale
(freudiano), della Psicologia dell’Io e delle Relazioni oggettuali.
I due protagonisti si scontrano nell’arena della comunità psicoanalitica
delineando il complicato tema del narcisismo in due differenti modi e con
differenti proposte di cura.
La storia del narcisismo nella cultura psicologica ha origine nel 1898 con
Havelock Ellis che utilizzò questo termine in uno studio sull’autoerotismo
descrivendo le radici mitologiche del mito di Narciso e allargandone il
significato come comportamento non manifestamente sessuale. Il
narcisismo venne poi ripreso da Sigmund Freud nel 1914 introducendo la
nozione di Es e riformulando la visione del narcisismo distinguendolo in
uno stadio primario e uno secondario. Tra il 1948 e il 1952 Melanie Klein
propose la visione di stati narcisistici in riferimento alle relazioni
oggettuali precoci. Nel 1960 D.W. Winnicott aggiunse il concetto di falso
sé. Negli anni 70’ il dibattito si polarizza con Kohut e Kernberg.
Kohut parlerà di narcisismo in relazione al Sé. Secondo l’autore di
Chicago il Sé: <<E’ una struttura interna della psiche, perché è investito
di energia pulsionale e possiede una continuità nel tempo, cioè è
duraturo>> (Kohut, 1966). L’obiettivo fondamentale dello sviluppo
consiste nel raggiungimento di un Sé coeso, e poi nel mantenimento di
quello che viene chiamato da Kohut: <<Un equilibrio narcisistico
omeostatico della personalità>> (Kohut, ibidem).

Per Kohut il bambino fa un investimento di carattere narcisistico su altri
significativi (caregiver) definiti come oggetti-Sé. Il Sé si sviluppa quindi
nella relazione con gli altri. Questi investimenti sono volti a formare un Sé
coeso. In particolare Kohut parla di due investimenti (o transfert) con
funzioni differenti. Una è quella rispecchiante dove un individuo impara
ad amarsi registrando l’amore che il caregiver ha per lui. L’altra invece è
quella idealizzante dove un individuo impara a diventare più “prestante” e
più simile al caregiver.
Queste due funzioni porterebbero alla costruzione del Sé grandioso che il
bambino, dopo un anno e mezza circa, inizierà a decostruire attraverso le
frustrazioni prodotte dall’ambiente e dagli oggetti primari (caregiver), in
particolar modo dalla capacità empatica di produrre o contenere quelle che
vengono definite frustrazioni ottimali.
Nella terapia, il bisogno rispecchiante e quello idealizzante, si
riproporrebbero nella relazione con il terapeuta. Secondo Kohut il
terapeuta non dovrebbe frustare questi bisogni con delle interpretazioni,
ma accettarli per permettere al Sé del paziente di svilupparsi. In questo
Kohut ricopre una posizione di dissidenza rispetto alla teoria classica della
psicoanalisi, in quanto collocherebbe il tema del conflitto tra il Sé e gli
oggetti, differendo dalla concettualizzazione di conflitto interno di Freud.
Kernberg non concettualizza invece il disturbo narcisistico come derivante
da un difetto di maturazione del Sé infantile, quanto piuttosto come un
disturbo legato all’emergere di una nuova struttura chiamata “Sé grandioso
patologico”. In tale ottica il “Sé grandioso patologico” è
fondamentalmente una difesa dalla dipendenza. Poiché il soggetto non
riesce a integrare immagini buone e cattive degli oggetti, quando si trova
in una condizione di percepita dipendenza, precipita in una posizione
paranoide e di ansia persecutoria.
Similmente all’approccio precedente, anche qui il terapeuta è supposto
facilitare l’emergere del “Sé grandioso patologico” nel transfert della
relazione terapeutica, ma in questo caso il lavoro centrale consisterebbe
nell’interpretazione delle difese del paziente dalla dipendenza, nello sforzo
di fargli comprendere quanto le sue paure paranoidi dipendano dalla sua
stessa aggressività verso gli altri. L’interpretazione rappresenterebbe
l’inizio del percorso analitico e un modo per rendere possibile il poter
parlare di ciò che è stato difeso. Se l’interpretazione è in grado di

disintegrare alcune parti interne prive del filtro delle difese, dai frammenti
delle medesime è possibile favorire una nuova integrazione.
Secondo Kernberg il narcisista intorno ai 3-5 anni non è in grado di
integrare immagini buone e cattive del Sé e dell’oggetto, formando con
costanza un’idea irrealistica e idealizzata del Sé. La causa sarebbero
l’atteggiamento patologico di genitori freddi e distaccati con esagerate
ammirazioni o aspettative dal bambino. Questa idea irrealistica e
idealizzata del Sé deriverebbe da pulsioni connotate da un’eccessiva
aggressività che impedirebbe l’integrazione favorendo il meccanismo di
scissione.
Negli anni successivi molti autori hanno diversificato due distinte tipologie
di narcisismo. Nel 1987 Herbert Rosenfeld parlò di narcisisti “a pelle
spessa” e narcisisti a “pelle sottile”, nel 1989 Glen Gabbard di narcisista
ignaro e narcisista ipervigile; nel 1991 Walter Wink di narcisismo overt e
narcisismo covert, nel 1998 Theodore Millon di narcisista elitario e
narcisista compensatorio, nel 2005 Ken Ronninston di narcisista arrogante
e narcisista timido.
Queste due fenomenologie cliniche così differenti tra loro ci riportano,
almeno in parte, alle divergenti concezioni teoriche di Kohut e Kernberg.
Prendendo in esame anche la tipologia di pazienti che stava alla base delle
rispettive teorizzazioni sulla patologia narcisistica, se da una parte Kohut
trattava pazienti con un Sé vulnerabile, quelli che Rosenfeld avrebbe
chiamato “a pelle sottile”, Kernberg lavorava con pazienti arroganti,
aggressivi, apertamente grandiosi, quelli che Rosenfeld avrebbe chiamato
“a pelle spessa”.
Durante il terzo seminario del 2003 “ I Profili clinici del narcisismo”
Maria Ponsi scrive: <<Il primo tipo di narcisista, quello chiamato “a pelle
spessa” è molto soddisfatto di Sè, esibizionistico, vanitoso, arrogante,
sprezzante e invadente. E’ bisognoso di protagonismo, desideroso di
affermarsi ed essere al centro dell’attenzione. Manipola a proprio
vantaggio, seduce ed intimidisce. E’ poco attento agli stati d’animo degli
altri, a cui è sostanzialmente indifferente: ha una “pelle dura”, che è come
uno scudo che lo rende impermeabile agli altri, insensibile. La dimensione
della vista e dell’apparire è importante. Può anche essere molto
competitivo, con la finalità di avere riconoscimenti e immediate
gratificazioni. Si sente speciale, per cui dà per scontato che gli siano
dovuti privilegi e trattamenti particolari, e prova rabbia e irritazione

quando questo non avviene. Come difese prevalenti usa l’onnipotenza e
l’idealizzazione di sè e, corrispondentemente, la svalutazione dell’oggetto.
La sua grandiosità è ego-sintonica, il suo senso di superiorità è ovvio. Ha
un Super-Io debole. Dall’oggetto, alla cui realtà e individualità in sè è
disinteressato e indifferente, si aspetta solo che ammiri e rispecchi il suo
sé grandioso.
Il secondo tipo di narcisista – chiamato “a pelle sottile” è l’immagine
speculare del tipo precedente: è inibito e schivo, evita di essere al centro
dell’attenzione, ha difficoltà nelle relazioni. E’ molto sensibile e reattivo
agli atteggiamenti degli altri, che considera perfetti (in modo idealizzato)
ed è pronto a cogliere in loro accenni alla critica, da cui viene facilmente
ferito. Prova vergogna e umiliazione, e va incontro a sentimenti cronici di
inadeguatezza, impotenza e disperazione. Ha per lo più una
sintomatologia depressivo-ansiosa, o ipocondriaca. La depressione ha la
qualità della vergogna e dell’umiliazione. Può avere delle somiglianze con
la personalità ossessiva e con quella schizoide>>.

Due volti del rock
Sempre negli Stati Uniti, ad inizio degli anni 90’, comincia a profilarsi un
altro dibattito, questa volta di natura stilistica, ideologica e musicale. Da
una parte abbiamo Kurt Cobain, leader dei Nirvana, da Seattle, incoronato
portavoce della generazione X e massimo esponente del movimento
Grunge; dall’altra parte abbiamo Axl Rose, leader dei Guns N’ Roses,
celebre Rock band di Los Angeles, massimo interprete dell’Hair Metal o
più precisamente dello Sleaze Metal, sex symbol ed eletto da molti una
delle migliori voci maschili di sempre.
L’Hair Metal, genere che trova un’identità anche nell’estetica dei capelli,
ha le sue origini nel Glam Rock e nell’Heavy Metal.
Il Glam Rock anche noto come Glitter Rock, sviluppatosi quasi
interamente nel Regno Unito è divenuto popolare nella prima metà degli
anni 70. Esso si affermò come controcultura al movimento hippie che
aveva visto grande successo nel 1967 con la Summer of Love, Monterey e
nel 1969 Woodstock, offrendo una risposta più leggera all’impegno sociale
di quegli anni.
L’Heavy Metal è un genere che nasce anch’esso in Inghilterra intorno al
70, proponendo un suono più metallico e distorto e maggiori tecnicismi

vocali e strumentali con band come Led Zeppelin, Deep Purple e Black
Sabbath. L’Hair Metal mischia le sonorità dell’Heavy Metal e
l’abbigliamento del Glam Rock raggiungendo un enorme successo negli
anni 80. Lo Sleaze Metal è un’ulteriore sottoclassificazione caratterizzata
da un suono più sporco, grezzo e con qualche sonorità affine al Punk.
I Guns N’ Roses nascono a Los Angeles nel 1985 dalla fusione di due
band: i Los Angeles Guns e gli Hollywood Roses. Dopo qualche cambio e
assestamento vengono notati nella scena di Los Angeles e messi sotto
contratto dalla Geffen Records. Nel 1991 esce Appetite For Destruction,
vendendo più di 30 milioni di copie e diventando uno dei più venduti
album di debutto di sempre. La band si presenta da subito per quello che è:
la prima versione della copertina dell’album accende una grande critica in
quanto rappresenta un robot intento a stuprare una ragazza, tanto che la
band sarà costretta a cambiarlo.
Le tracce dell’album sono piene di virtuosismi vocali e strumentali. La
voce di Axl Rose è molto potente, tocca note altissime, dà l’idea di non
aver limiti in potenza ed estensione. Gli assoli di chitarra del celebre
chitarrista Slash sono tecnici e ricchi di scale eseguite a tutta velocità. La
band investe molto sui video dei loro pezzi, in November Rain, traccia del
loro terzo album Use your Illusion, i Guns N’ Roses spendono più di un
milione per girare un singolo video. I loro video sono caratterizzati da
grande dinamismo, grande energia, Axl Rose renderà celebre il suo Snake
Move, un tipo di movenza con esplicito richiamo alla sessualità.
I loro messaggi sono chiari. Si parla di bella vita, party, macchine veloci,
sesso, divertimento, gioia di vivere, abuso di sostanze; tutti ingredienti che
rispecchiano lo stile di vita della band. Dopo il loro primo tour in
Inghilterra la stampa li soprannomina Lines N’ Noses (piste e nasi);
all’uscita del secondo album scoppiano pesanti polemiche per i loro testi
xenofobi; la Geffen fu costretta a richiamare alla moderazione la band
dopo che sotto l’effetto di droghe pesanti insultarono in modo volgare il
pubblico durante gli American Music Award del 1990; un anno dopo,
durante un live a St. Louis, Axl Rose si lanciò letteralmente dal palco per
aggredire un uomo che lo stava fotografando senza permesso per poi
tornare sul palco e annullare il concerto causando una rivolta tra il
pubblico.
Nel frattempo a Seattle sta nascendo il movimento sub-culturale destinato
a diventare fenomeno mondiale: Il Grunge. Diametralmente opposto

all’Hair Metal, il Grunge è decadentista e ritirato, viene da grungy, termine
significante sporco, sudicio. Rappresentante della colonna sonora della
generazione X, nichilista, disillusa e non curante del convenzionale.
I maggiori esponenti sono: Pearl Jam, Smashing Pumpinks, Alice in
Chains, Soundgarden e Nirvana. Quest’ultimi in particolare nel 1991,
anche loro sotto la Geffen Records, pubblicano il loro secondo album:
Nevermind. E’ un successo mondiale. L’album vende oltre 30 milioni di
copie, la rivista Rolling Stones lo inserisce nelle prime venti posizioni
degli album più belli di sempre.
Il Grunge parla di temi opposti all’Hair Metal, i contenuti riguardano
depressione, solitudine, sofferenza, rabbia, frustrazione di vivere, tristezza,
ribellione. La sovraesposizione alla sessualità e alla bellezza androgina dei
Guns N’ Roses lascia spazio al trasandato, trascurato e al celato. Il sound
cambia trascendentalmente, si impoverisce di elementi, i riff sono
semplici, la tecnica è scarsa, le parti più melodiche lasciano spazio a suoni
più caotici, il canto spesso è urlato con voce gutturale.
I video sono caratterizzati da colori scuri, dove spesso si intravedono
appena i protagonisti della band, per lasciare spazio ad immagini
angoscianti. Il video della celebre Smells Like Teen Spirit, ad esempio,
viene girato nella palestra della scuola di Kurt Cobain, con luci buie e
parziale assenza di focalità sui volti, il video di Heart Shaped Box vede
quasi interamente protagonisti un uomo crocifisso e una bambina vestita
come il Ku Klux Klan in uno scenario surreale caratterizzato da colori
fastidiosi; il video di Sliver, brano del terzo album Incesticide, viene girato
nel garage di Kurt Cobain tra vecchi giocattoli e oggetti impolverati.
Gli show esuberanti di Axl Rose, showman indiscutibile, capace di correre
avanti e indietro sul palco in mutande, mantenendo note altissime, lasciano
spazio a spettacoli cupi che sembrano essere fatti per un pubblico non
interessato a ciò che è convenzionalmente bello. Nei live dei Nirvana, il
corpo è assente, l’esposizione è a tratti insicura e tutta l’energia esplode
nelle urla rauche e nei suoni potenti e distorti.
Se nell’Hair Metal vi era una sorta di vanto ed esibizione dei propri talenti
e notorietà, il Grunge di contro rifiuta tutto questo. Addirittura viene a
crearsi una sub cultura tra le band di Seattle che rifiuta il successo. Kurt
Cobain scriverà di come salire sul palco lo emozionasse “come timbrare il
cartellino”, in generale il movimento Grunge verrà descritto spesso come
in fuga dalla fama.

Seppure all’inizio Axl Rose mostrò apprezzamento per i Nirvana
invitandoli ad aprire un loro concerto, Kurt Cobain rifiutò criticando
apertamente i messaggi e le posizioni etiche e stilistiche della band di Los
Angeles, generando un conflitto aperto tra le due band. Durante gli MTV
Video Music Award del 1992, i due si insultarono apertamente arrivando
quasi alle mani.
Questa spaccatura venne alimentata dalla stessa Geffen Record che ne
sfruttò l’impatto mediatico contribuendo a delineare Guns N’ Roses e
Nirvana come antitesi, come rappresentanti di due città, modi di suonare,
etica, tematiche e stile ai poli opposti. (Nota)
Nota. In generale la scelta tra il bianco e il nero si presta allo sguardo della massa e forse facilita
un’identificazione in un polo o nell’altro. Nel 1969 Moscovici e Zavalloni descrissero il fenomeno
della polarizzazione di gruppo, inteso come il movimento dei propri  atteggiamenti , in favore di
posizionamenti e opinioni più estreme.
Negli anni a seguire l’Hair Metal venne spodestato completamente dal
Grunge, venendo considerato “fuori moda” e snobbato da fans critici e
Major discografiche. Il panorama Hair dovette firmare contratti con
piccole case indipendenti o introdurre sound affini al Grunge per evitare di
essere “scaricati” dalle loro etichette. Il movimento Grunge segnò così la
fine del movimento Hair.
La storia si conclude però senza grandi vittorie perché, se da una parte Axl
Rose iniziò un lento declino, caratterizzato da problemi legali, scontri e
litigi, arrivando gradualmente a licenziare tutti i componenti dei Guns N’
Roses, Kurt Cobain negli anni a seguire consolidò una vera e propria
ascesa al successo commerciale, traguardo però, che lo portò lontano da
quel caposaldo del movimento Grunge di rifiutare il successo e che unito
all’abuso di sostanze e alla crescente depressione lo portò a togliersi la vita
nel 1994. Destino piuttosto comune a quasi tutti i cantanti del movimento
Grunge.
Riprendendo ciò che è stato scritto finora, si può sovrapporre, da una parte
il modello teorico di Kernberg, la tipologia di narcisismo “a pelle spessa”,
il movimento Hair Metal e Axl Rose, dall’altra il modello teorico di
Kohut, la tipologia di narcisismo “a pelle sottile”, il Grunge e Kurt Cobain.
I due conflitti si sono svolti su un palco comune. Se nello scontro
psicoterapeutico abbiamo visto come il dibattito ideologico tra Kernberg e
Kohut si svolse nel teatro della psicoanalisi, quello musicale si svolse
nell’arena del Rock, in particolare nello stesso palco della Major che
produsse entrambe le band: La Geffen Records. In entrambe le dispute vi

era un’idea tradizionalista che ha dovuto confrontarsi con un movimento
dissidente subentrato con un certo seguito.
Per Kernberg il narcisismo deriverebbe dalla formazione di un Sé
grandioso patologico e la causa di questo fenomeno dipenderebbe da una
eccessiva pulsione aggressiva, che impedirebbe alle rappresentazioni
positive di integrarsi normalmente con quelle negative, portando così alla
formazione di immagini scisse, eccessivamente idealizzate o
eccessivamente negative. Questa teoria ha i suoi fondamenti nella teoria
freudiana classica delle pulsioni.
Secondo Kohut l’origine del narcisismo va ricercata nell’atteggiamento
poco empatico dei genitori. Attraverso un rapporto empatico con il
terapeuta (il quale ammira il paziente e permette a sua volta di farsi
ammirare da lui) il paziente riesce a modificare il suo Sé grandioso
attraverso quelle che Kohut chiama “internalizzazioni trasmutanti”. Kohut
concepisce quindi il Sé come qualcosa che dipende dall’ambiente dove il
conflitto è tra il Sé e gli oggetti, non è intrapsichico, come vuole la teoria
classica che postula una conflittualità tra Io, Es e Super-Io.
Nello scenario Rock, il Grunge irrompe nella scena proponendo uno stile e
un sound molto diverso dalla definizione del canonico e dal classico. Offre
una tipologia di rock che decostruisce lo stile evolutosi fino a quel
momento, interrompendo la costante crescita del tecnicismo e la
spettacolarità dello show. Entra come movimento dissidente di ciò che si
era evoluto fino a quel momento.
Nell’Hair Metal emerge un certo protagonismo. La grande capacità
seduttiva dell’Hair che al centro della sua sottoclassificazione pone “i
capelli” come elemento distintivo, la performance senza limite con
tecnicismi eccelsi, la rabbia nata dalla frustrazione e la conseguente
necessità di agirla per forse “evacuare” ansie persecutorie. Axl Rose
incarna il ruolo di leader onnipotente e grandioso che non ha bisogno del
resto della band e arriva licenziare tutti i componenti o che, dopo il rifiuto
dei Nirvana, necessita di svalutarli come oggetto che gli ha recato una
ferita. Emerge anche l’indifferenza per gli stati d’animo altrui, La critica
attaccherà duramente alcuni i testi xenofobi e razzisti dei Guns N’ Roses.
Infine si può pensare anche ad una componente dipendente in Axl Rose,
quasi fusionale, che una volta raggiunto quel grado di conformità con
l’altro, reagisce di contro attaccando qualsiasi divergenza incontri.

Dall’altra parte invece c’è un movimento ritirato, inadeguato e facilmente
feribile, dissidente dal genere di maggior successo all’interno della
comunità Rock, proprio come quello Kohutiano nel dibattito
psicoanalitico. Gli aspetti depressivi di Kurt Cobain, il Grunge come
sporco, come l’assenza di cura verso sé stessi, la secondarietà del corpo
nella performance se non come contenitore di sofferenza. Temi che
riguardano la depressione, gli abusi. La paura di essere insufficiente. E
infine la componente evitante che si allontana, che rifiuta il successo, per
paura di essere inghiottita e perdere i suoi confini.
In conclusione, le posizioni teoriche di Kernberg e Kohut, l’evoluzione
delle teorie riguardanti il narcisismo, la polarizzazione covert e overt, sono
i modelli che in questo articolo ho provato ad applicare allo scenario
musicale internazionale presente a cavallo tra gli anni 80 e 90, in
particolare ai leader e ai rappresentanti del movimento Hair Metal e
Grunge: Axl Rose e Kurt Cobain.
Tenendo conto che ad entrambi gli artisti, utilizzando un inquadramento
più vicino al campo della psichiatria, è stato diagnosticato un disturbo
bipolare, sulla base della sintomatologia descritta e della narrativa
mediatica, si sono polarizzati due estremi di un continuum che tuttora
divide ed è difficile da definire. Considerando che entrambe le estremità
sono tali nel momento in cui si tiene conto dell’altra e che occorre
integrare le immagini opposte per non rischiare di perdere la visione
d’insieme, che ci permette di comprendere il fenomeno nella sua interezza.
Altrimenti si rischia noi per primi di finire nel territorio della scissione, di
non riuscire a tollerare la presenza di due parti distoniche o, se portate agli
estremi, opposte.
Si può pensare, forse, che a seconda della lente e del modo in cui si vuole
provare a dare una forma a questo argomento, si andranno a delineare
modelli differenti, ma non per forza contrastanti. Capaci quindi di spiegare
questioni diverse, senza l’obiettivo di privilegiare esclusivamente la
propria posizione a discapito dell’altra, ma integrando prospettive
differenti che possono fornire un quadro maggiormente dettagliato da
diverse angolature.

BIBLIOGRAFIA
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https://www.treccani.it/enciclopedia/io-se_(Enciclopedia-Italiana)/
https://www.idoctors.it/articolo/il-narcisismo–/1002/72
https://www.psicologoper.it/il-concetto-narcisismo

*Matteo Solari è psicologo, specializzando in psicoterapia